Disegnato da Daniele Lo Scalzo Moscheri, Detour di Busnelli nasce come sistema modulare pensato per un living meno rigido e più aperto. Non un divano da collocare nello spazio, ma una struttura capace di modificarne relazioni, percorsi e proporzioni
Per molto tempo il divano è stato il punto fermo del soggiorno. Si sceglieva una parete, si definiva un orientamento e tutto il resto della stanza trovava la propria posizione di conseguenza.
Oggi il living funziona diversamente. È uno spazio più fluido, spesso condiviso tra relax, conversazione, lavoro e momenti informali, e anche gli arredi devono riuscire a seguirne i cambiamenti senza perdere identità. È da questa idea che nasce Detour, il sistema di sedute disegnato da Daniele Lo Scalzo Moscheri per Busnelli.
Il progetto parte da una considerazione semplice: il divano non deve necessariamente essere una composizione chiusa. Detour è costruito attraverso elementi modulari che possono essere organizzati in direzioni diverse, creando angoli, passaggi e configurazioni che modificano il rapporto tra seduta e ambiente.

Il divano come struttura dello spazio
La parte più interessante del progetto sta proprio nella sua capacità di organizzare il living senza irrigidirlo.
Gli elementi non vengono semplicemente accostati in linea, ma possono cambiare direzione e generare più punti di relazione. Il risultato è una composizione che può aprirsi verso ambienti differenti, mettere in comunicazione zone diverse della stanza o creare piccoli ambiti all’interno di uno spazio più ampio.
È una logica particolarmente attuale negli interni contemporanei, dove il soggiorno ha spesso perso confini netti e dialoga direttamente con cucina, zona pranzo o studio.
In questo contesto, la modularità non è soltanto una questione di flessibilità commerciale. Diventa uno strumento progettuale.

Una modularità che non rinuncia al comfort
La libertà compositiva resta però legata alla funzione primaria dell’oggetto: sedersi bene.
Detour lavora su superfici ampie e proporzioni generose, con una seduta pensata per accompagnare posture e momenti diversi della giornata. Il comfort non viene quindi trattato come elemento separato dalla forma, ma come parte della costruzione stessa del sistema.
È un equilibrio importante, soprattutto in una tipologia come il divano, dove l’ambizione progettuale rischia facilmente di prendere il sopravvento sull’esperienza d’uso.
Qui, invece, l’impianto resta leggibile: volumi morbidi, composizione aperta e una presenza abbastanza forte da definire lo spazio senza appesantirlo.

Materia, proporzioni, continuità
Anche il rapporto tra struttura, imbottiture e rivestimenti segue questa ricerca di equilibrio.
Il progetto punta su una costruzione visivamente compatta, ma alleggerita dalla possibilità di articolare i moduli e cambiare l’orientamento delle sedute. Materiali e lavorazioni servono soprattutto a mantenere continuità tra le diverse configurazioni, evitando che il sistema perda coerenza quando cambia scala o disposizione.
È qui che Detour trova il suo carattere: non in un dettaglio spettacolare, ma nella capacità di restare riconoscibile anche quando cambia forma.

Oltre la composizione tradizionale
Nel comunicato Busnelli definisce questo approccio una forma di “urbanistica domestica”. È un’espressione ambiziosa, ma il concetto che descrive è interessante: il living non viene più semplicemente arredato, viene organizzato attraverso relazioni, direzioni e punti di incontro.
Detour interpreta bene questa idea perché non si limita a occupare lo spazio. Lo divide, lo connette, lo orienta.
Ed è forse proprio questo il cambiamento più evidente nel modo di progettare oggi i grandi imbottiti: il divano non è più soltanto il centro del soggiorno, ma uno degli elementi attraverso cui il soggiorno prende forma.
In questo senso, Detour funziona meno come oggetto isolato e più come architettura morbida del living.
Photocredit: Busnelli
