Che cosa accade a un’opera quando l’artista decide che è finita?
È forse da quel momento che comincia la curatela. Non dalla parete sulla quale verrà esposta, ma dalle domande che vengono prima: dove collocare quella ricerca, come raccontarla, quali lavori mettere in relazione, quali occasioni scegliere e quali, invece, lasciare andare. Soprattutto: come fare in modo che una successione di opere diventi, nel tempo, un percorso riconoscibile.
Il curatore lavora anche in questo spazio, spesso invisibile al pubblico. Osserva, seleziona, interpreta. Talvolta mette ordine. Altre volte individua nell’opera qualcosa che l’artista stesso non aveva ancora trasformato in racconto. Costruisce connessioni tra il lavoro e ciò che gli accade intorno: una mostra, una pubblicazione, una fiera, una performance, un incontro inatteso con il design o l’architettura.
È su questo terreno che Beyond ha costruito negli anni la propria pratica curatoriale.

Il percorso, in realtà, comincia molto prima dell’ingresso formale nel mondo dell’arte. Con Beyond the Magazine, la testata attraversa da anni differenti espressioni della cultura contemporanea in qualità di stampa accreditata: i red carpet dei Festival del Cinema di Venezia, Roma e Cannes, il Festival di Sanremo, la moda, il design. Mondi diversi, accomunati dalla capacità di trasformare talento, immagine e linguaggio in identità.
Poi l’arte diventa una presenza sempre più importante.
Arrivano i percorsi curatoriali sviluppati tra Monaco, Barcellona, Torino, Padova e numerose fiere; le media partnership di Beyond the Magazine con manifestazioni di Fiera Milano; le monografie dedicate agli artisti, i progetti espositivi, le performance live e le contaminazioni con il mondo del design.
Esperienze differenti che finiscono per convergere in una domanda molto contemporanea: oggi, che cosa significa davvero seguire un artista?
Certamente non significa soltanto organizzargli una mostra.
Significa entrare nel suo lavoro abbastanza da comprenderne il vocabolario, riconoscere ciò che lo distingue e immaginare dove quella ricerca possa arrivare senza snaturarsi. Significa occuparsi dell’opera, ma anche del modo in cui verrà letta, documentata, pubblicata e incontrata.

Alla guida della direzione curatoriale di Beyond, Justine D’Angelo porta in questo processo un’esperienza maturata tra editoria, comunicazione e strategie di posizionamento. Una provenienza che rende il metodo inevitabilmente trasversale: alla lettura artistica si affianca l’attenzione per la costruzione dell’identità e per la coerenza del percorso nel tempo.
Perché uno dei problemi dell’arte contemporanea non è la mancanza di visibilità. Semmai è l’opposto.
Si può partecipare a molte fiere, comparire sui social, accumulare mostre e pubblicazioni e continuare a non essere realmente riconoscibili.
La curatela interviene anche qui. Non aggiungendo necessariamente qualcosa, ma scegliendo. Un contesto invece di un altro. Una mostra quando ha senso farla. Una monografia quando è arrivato il momento di fissare una ricerca. Una performance quando l’opera chiede di oltrepassare il proprio perimetro. Un dialogo con il design quando può generare una lettura nuova.
Non esiste, quindi, un percorso identico per tutti.
Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante del lavoro che Beyond sta sviluppando con gli artisti: non cercare un format nel quale inserirli, ma costruire intorno a ciascuno un progetto che gli assomigli.
Forse la curatela comincia proprio così.
Con qualcuno che guarda ciò che un artista sta facendo e, prima di chiedersi come mostrarlo, si domanda fin dove potrebbe arrivare.
